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Corso di Arrampicata su Roccia 2026 (Vie Lunghe)

Ciao a tutti! È con grande piacere che presentiamo il nuovo Corso di Arrampicata su Vie Lunghe  per la stagione primaverile 2026!

La presentazione ufficiale sarà in sede, il giorno 19/02/2025 alle ore 21! Vi aspettiamo numerosi! Non mancate!

Per i dettagli clicca qui!

Le preiscrizioni saranno aperte a partire dal giorno 18/02/2025, potete inviare la vostra candidatura, compilando il modulo e inviandolo via mail.

Modulo Iscrizione Corso Roccia

Per informazioni e iscrizioni: corsoroccia@caiuget.it

Scarica il volantino di tutti i nostri corsi cliccando sull’immagine qui sotto!

Pagina Facebook della Scuola

Nuovi Corsi Stagione 2025/2026

Ciao a tutti!

Augurandoci che stiate trascorrendo una splendida estate in montagna, siamo felici di annunciare le nuove date dei corsi 2025-2026 della Scuola Alberto Grosso del CAI UGET di Torino, che partiranno a settembre con il corso di Arrampicata Libera!

Tutti i dettagli per l’iscrizione e la partecipazione sono disponibili nella sezione “Corsi” del nostro sito.

Sperando di vedervi tutti alla presentazione, vi ringraziamo per la costante attenzione che dedicate alle nostre attività!

Vi aspettiamo quindi alla presentazione che si terrà l’11 settembre 2025 presso il Parco della Tesoriera, durante la quale introdurremo tutti i corsi e vi daremo i dettagli per il primo a partire, quello di Arrampicata Libera!

Cliccando sull’immagine sottostante, potete scaricare il volantino in pdf da diffondere!

Via Svizzeri al GranCap!

Andrea è riuscito a sorprendermi una volta quando, finito il corso di alpinismo, ricevo una sua chiamata. Mi ha sorpreso ancora di più quando mi ha chiesto se volevo andare ad arrampicare con lui, per di più in valle dell’Orco. A metà luglio il meteo non è bello, i progetti sognati tutto l’inverno sembrano sfumare mentre la corta estate d’alta montagna passa con weekend piovosi. Bisogna scendere. Accetto volentieri l’invito per il sabato successivo. Previsioni: piovaschi durante tutta la giornata. Faccio alcune proposte, mi studio qualche via ma come sempre decidiamo dove andare solo quando siamo a Noasca. Dopo la galleria il cielo è nerissimo quindi proviamo a fare la via dello spigolo ad Aimonin. Ovviamente a metà del penultimo tiro si mette a piovere. Cominciamo a fare le doppie e, inaspettatamente, smette e la parete si asciuga velocemente. Noi siamo sulla grande cengia a metà parete quindi propongo di andare a fare i tiri belli di Pesce d’Aprile. Partiamo e, neanche a farlo apposta, al penultimo tiro ricomincia a piovere e ci dobbiamo calare definitivamente. La punta sarà per un’altra volta. Ci rimane un po’ l’amaro in bocca perché non siamo riusciti a finire le vie ma torno a casa contento. I tiri che abbiamo scalato non sono difficili ma sono molto belli e abbiamo passato la giornata a chiacchierare: ci raccontiamo esperienze, progetti futuri; Andrea mi confessa di essere preoccupato per il modulo di roccia del corso per diventare Istruttore Regionale e mi dice di voler arrampicare un po’ prima dell’esame; poi si torna a parlare di montagne e di un po’ di tutto. Quasi per caso gli dico che, se il tempo si sistema, vorrei fare una via sui satelliti del Monte Bianco, un sogno sarebbe il Gran Capucin.

La vera sorpresa arriva circa una settimana fa: mi arriva un messaggio vocale da Andrea. Sto lavorando e non posso rispondere ma appena ho un attimo e lo ascolto rimango senza parole: dopo la nostra giornata in Orco ha letto le relazioni della via degli Svizzeri e mi propone di andarla a fare il weekend successivo. Rispondo immediatamente. Adesso è il mio turno di studiare e quella sera vado a letto tardi dopo aver sfogliato tutto ciò che c’è in rete su quella via. Propongo una bozza di organizzazione e logistica, ma dobbiamo ancora aspettare per vedere se il tempo ci concederà un weekend sereno. Arriva il giovedì e delle previsioni attendibili: si va. Raffiniamo i piani, studiamo ancora una volta le relazioni e facciamo gli zaini. Venerdì sera si parte: passeremo la notte nel mio furgone per essere pronti per prendere la prima funivia alle 6.30, evitandoci però la levataccia a Torino.

Quando arriviamo a punta Helbronner la giornata è perfetta: calda, leggermente ventilata e non c’è una nuvola. Partiamo senza perdere tempo, in un’ora scarsa siamo alla base del Gran Capucin e qui scopriamo che non siamo stati i soli a pensare di venire a fare la via più ripetuta del pilastro più iconico del Monte Bianco.

Aspettiamo una buona mezz’ora e finalmente riusciamo a partire in parallelo con un’altra cordata di italiani. I primi cinque tiri consistono in un lungo zoccolo di terreno appoggiato che costeggia il canale che porta all’attacco storico della via. Questi passano veloci, la quota non ci dà fastidio, troviamo velocemente le soste e il famoso granito del Bianco ha un ottimo grip. In poco tempo ci troviamo dove la parete s’impenna e la roccia cambia colore dal grigio a un bellissimo arancione giallastro. Sullo zoccolo il percorso non è obbligato e appena prima di attaccare la prima fessura una cordata di francesi ci passa davanti. Noi non abbiamo ansia da prestazione e non cerchiamo nessun record quindi rispettiamo la precedenza e li facciamo sorpassare. Subito questa cordata si rivela essere lenta e fanno qualche manovra che non ci lascia molto tranquilli. Ad ogni modo i tiri passano tranquilli e ci troviamo in cima al grande diedro che caratterizza il primo terzo della via.

Sulla grande cengia mangiamo, beviamo e ci confrontiamo sui tiri passati. Le difficoltà fino a qui non sono state elevatissime ma l’arrampicata è sempre molto fisica. Inoltre guardiamo l’orologio e ci rendiamo conto che i francesi ci stanno facendo perdere molto tempo. Attacchiamo la seconda parte che percorre con tre tiri un diedro molto più aperto e verticale del precedente.

L’esposizione aumenta notevolmente e l’arrampicata si fa molto più sostenuta a causa della roccia che cambia e qua sembra non offrire nessun attrito. Si fa fatica a tenere i bordi arrotondati delle fessure, gli incastri sembrano scivolare fuori e i piedi che fino al tiro prima sfruttavano facilmente ogni cristallo, adesso devono essere spalmati su rare macchie biancastre dove sembrano tenere un po’ di più o devono rimanere in incastri sottili e malsicuri.

Quando sto arrivando alla seconda sosta di questa sezione il francese davanti a me cade e si fa calare dal compagno. Prendo la palla al balzo e salto la loro sosta nel tentativo di superarli unendo due tiri. Adesso il fiato corto e la stanchezza si fanno sentire e devo lottare per arrivare in sosta in libera. Viene il turno di Andrea che con qualche aiuto e un po’ di fatica arriva velocemente in sosta e conclude il sorpasso.

Adesso non abbiamo più cordate che ci indicano la strada ma, fortunatamente, la via è molto evidente. Un altro tiro e dovremmo aver finito la parte difficile. Il tiro successivo  passa veloce ma davanti a me c’è una placca che oltre ad essere chiodata distante non sembra affatto facile. Andrea giustamente mi chiede se non dovevano essere finite le difficoltà. “Ancora un tiro duro e poi spiana”: mi sento di rispondergli come si fa con i bambini ma non ho voglia di prendere il telefono in fondo allo zaino per guardare la relazione. Adesso sono stanco e il peso dei 10 tiri precedenti si fa sentire: voglio solo arrampicare e togliermi questo ultimo tiro duro. Adesso scalo sicuramente peggio rispetto ai primi tiri e, spalmato contro la parete tirando delle croste minuscole, le difficoltà mi sembrano estreme. Sbaglio il passo, ne combino di tutti i colori ma alla fine arrivo in sosta. Sopra di me ci sono solo più placche appoggiate e cielo. Superiamo velocemente il tiro che ci separa dalla cima. Questa volta ce l’abbiamo fatta! Siamo in cima al Gran Capucin!

Una vetta che avevo immaginato leggendo i libri di Bonatti, che mi aveva rapito lo sguardo la prima volta che avevo sciato la Vallée Blanche con mio padre più di dieci anni fa, che ha continuato a sfidarmi con i suoi diedri e i suoi tetti ogni volta che ho superato il Col des Flambeaux. Finalmente anche noi siamo su questa cima. Ci facciamo i complimenti a vicenda, una stretta di mano ma non perdiamo tempo. Rimaniamo concentrati perché c’è ancora una lunghissima serie di calate prima di arrivare al ghiacciaio. Ci dimentichiamo persino di fare una foto di vetta insieme, per fortuna sono riuscito a farne una mentre Andrea arrivava in sosta.

Le calate si svolgono velocemente e in meno di due ore tocchiamo la neve alla base del nostro pilastro. Finalmente possiamo togliere le scarpette, rimettere gli scarponi e avvisare a casa che siamo scesi dalla parete.

Ci manca solo più la penosa risalita fino al rifugio Torino. Non ci importa più di essere veloci e il fermarsi continuamente ci dà l’occasione di ammirare le mille punte del Monte Bianco al tramonto, il granito del Dente del Gigante che diventa rosso e i seracchi della Brenva che invece hanno già i colori della notte.

La mattina uscendo dalla funivia ci eravamo detti che un tempo accettabile sarebbe stato arrivare al Torino senza frontali, arriviamo quando le Grandes Jorasses e il Cervino in lontananza sono ancora ben illuminate.

Grazie Ruf per avermi accompagnato in queste belle gite. In bocca al lupo per il tuo esame! A presto su roccia, ghiaccio, misto, alta quota o nella grotta delle Courbassere!

Scuola di Alpinismo e Arrampicata Alberto Grosso – Cai Uget Torino

La Scuola di Alpinismo e Arrampicata Alberto Grosso del Cai Uget Torino organizza annualmente Corsi di Arrampicata e Alpinismo per gli iscritti al CAI, volti ad avvicinare tutti alle attività sportive di montagna: Arrampicata Libera (in falesia e su vie lunghe), arrampicata su ghiaccio, alpinismo.

La Scuola organizza inoltre un corso di Ginnastica Presciistica e Prealpinistica, volto al mantenimento fisico indoor quando non è possibile svolgere attività all’aperto con più regolarità.

Sul sito vengono anche pubblicate le schede dei corsi, il materiale didattico, informazioni e notizie dal mondo dell’alpinismo e della montagna.

La presentazione dei corsi di arrampicata e alpinismo annuali avviene in concomitanza con la presentazione del primo corso dell’anno accademico, quello di Arrampicata Libera! Vi aspettiamo numerosi!

Visitate la nostra pagina Facebook, sulla quale potrete trovare foto e descrizioni degli ultimi corsi svolti dalla Scuola.

Per informazioni scrivi a: direzionealp@caiuget.it

Scarica il volantino in PDF cliccando sull’immagine qui sotto!

Finalmente il GranCap!

Io sognavo di raggiungere la vetta del Grand Capucin, uno dei Satelliti del Monte Bianco più famosi e temuti, da tanti anni, mentre Paolo sognava di raggiungere nuovamente la stessa cima (l’aveva già raggiunta dalla Via degli Svizzeri) dalla blasonata Via Bonatti-Ghigo, la prima salita dal mitico Walter sull’imperiosa parete Est!

Così decidiamo di provarci, peraltro come prima via in alta montagna della stagione, e come prima opzione pensiamo di salire al Torino il venerdì pomeriggio, salire la via il sabato, dormire ancora in quota e scendere domenica. Purtroppo un inconveniente lavorativo ci impedisce di salire il venerdì, così facciamo la follia di partire sabato mattina con la prima funivia e tentarla così.

Ma ovviamente abbiamo fatto il passo più lungo della gamba e, nel tardo pomeriggio, ci troviamo sotto il muro di 40 metri di 7a, che peraltro è completamente bagnato (più che altro è una cascata!), così in modo un po’ avventuroso disarrampichiamo l’ultimo tiro salito (il 6c di fessurino in traverso) e scendiamo, per evitare di farci sorprendere in parete dal buio! Scelta che si rivela saggia! Passiamo la notte al Torino (vecchio! il nuovo era pieno!) e al mattino saliamo la Bettembourg al Pic Adolphe (avevamo deciso di fare una via facile vista la stanchezza, e la scelta era caduta su Lifting du Roi al Roi de Siamo, ma c’era una gran coda, così…).

Settimana dopo, Paolo mi chiama e mi dice “ora la conosciamo fino a metà, saremo più veloci fino lì, facciamo in artif il muro bagnato e per la sera scendiamo”, io titubo un po’ ma poi mi faccio convincere, ma a condizione di salire la sera, dormire su (in tenda sul ghiacciaio), farla dormire di nuovo in tenda e scendere con comodo il giorno ancora seguente! E così è, si parte il sabato pomeriggio, notte bellissima in tenda sotto il GranCap, e al mattino attacchiamo alle prime luci.

Risaliamo velocemente lo zoccolo, seguendo delle cenge verso sinistra (il canale usato originariamente da Walter non è più salibile in sicurezza in questa stagione), e alle 8 siamo sulle Terrazze Bonatti sotto l’attacco del primo tiro!

Come previsto da Paolo saliamo velocemente i tiri già saliti la volta precedente, diedri e fessure bellissimi, saliti in libera fino al 6b, poi il famigerato fessurino di 6c in traverso verso destra seguito dal muro di 40 metri, sempre bagnato (saliti entrambi in artif con uso di staffe, per velocizzare la progressione).

Da quel momento ci muoviamo su terreno a noi sconosciuto, ma, un po’ in libera un po’ in artif, raggiungiamo la vetta nemmeno troppo tardi, nonostante la mia notevole fatica e i crampi del povero Paolo che ha dovuto tirare da primo gli ultimi tiri (la via è davvero molto fisica, e scalarne tratti in artif non rende la fatica minore!).

Poi doppie “veloci” (in realtà ne sbagliamo una e dobbiamo superare uno strapiombo in discesa), e prima del buio siamo di nuovo in tenda, una bella cena ristoratrice sul fornello e poi un meritato riposo!

La soddisfazione di aver seguito le orme di uno dei più grandi alpinisti di sempre si  legge ancora nei nostri occhi mentre scendiamo con la funivia!

Grazie a Walter per averci aperto tante e tante vie e grazie a Paolo per la sua affidabilità e tenacia!

Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin

Bonatti al Grand Capucin

Rocca la Meja – Eppure il Vento soffia ancora

EPPURE IL VENTO SOFFIA ANCORA

S. Aragno, M. Bernini, M. Piras nel luglio 2012

300m; 6c/6c+; 6b obbl. S3+ per la parte bassa; S3 per quella alta

La Via parte dallo zoccolo sotto la cengia della Normale per seguire poi fedelmente il pilastro a Dx di quello di “31anni e non sentirli” e si sviluppa tra placche, muri verticali, fessure e diedri.

Itinerario a tratti piuttosto ingaggiato, il grado obbl. è meglio avercelo tutto.

Materiale: Corde da 60, indispensabile una serie di friends, 11 rinvii

Via parzialmente attrezzata con fixe inox, Kinobi, soste con 2 fixe, cordino e maillon solo nella parte alta

Si ringrazia www.kinobi.it

Discesa: dalla cimain sei doppietutte le doppie a parte la 3^ e l’ultima è consigliato farle con una corda sola!!!

Dall’ultima sosta fare una calata, da 30m tralasciando la sosta di partenza del tiro.

2^ doppia sul bordo della parete, una sola corda, 30m

3^ doppia da 50m per arrivare alla partenza del 5° tiro

Altre 2 doppie da 30m!!!

Ultima doppia dalla base del diedro sino a terra…60m, poi a piedi per la Normale

Avvicinamento/Attacco:  da Demonte in Valle Stura oppure da CastelMagno in Valle Grana si sale fino al Colle di Valcavera e da qui si scende all’altopiano della Gardetta e si prosegue per la sterrata fino al Colle Margherina, evidente da qui la parete.

Dal parcheggio al Colle Margherina seguire il sentiero per la cengia della Normale

La via attacca sullo zoccolo a Sx di “Correnti Gravitazionali”, scritta alla base e fixe Kinobi a qualche metro da terra.

L1) seguire il bel muro grigio prima utilizzando il diedro di Dx poi diritti. 4 fixe, 5c, 30m

L2) bellissima placca su roccia lavorata sin sotto il tetto. 4 fixe, 5c, 30m (il tiro è abbinabile al seguente)

L3) aggirare a Sx il tetto, spostarsi a Dx alla sosta. 1 fixe, 5b, 15m

Superare il pratone, è presente una sosta a metà su uno sperone grigio, e proseguire sin sotto lo spigolo della parte alta, posto una 20ina di metri a Dx di “31anni e non sentirli”.

Nome alla base

L4) seguire lo spigolo sino al 4° fixe per poi spostarsi sulla parete di destra (consigliabile allungare il 4° e 5° rinviaggio), passare la cengia ed in obliquo alla sosta. 7 fixe, 6a+ expò, 35m

L5) passi difficili ad uscire dalla sosta con runout dal 3° fixe verso sx, poi per muri rossi e gradoni alla sosta. 6 fixe. 6c/6c+, 35m

L6) bellissimo ma corto diedro, 4 fixe. 6a+, 25m

L7) partenza in fessura poi placca/muro, dal 2° fixe conviene spostarsi a Dx, runout sino al fixe successivo, ribaltamento non facile e placca. 4 fixe. 6a+, 25m (i tiri sono unibili)

L8) dalla sosta spostarsi a Sx, fixe con cordino, corto traverso, pochi metri su marciume, e muretto impegnativo, sosta bis…facoltativa, se si allungano i primi 2 fixe la corda non tira. 8 fixe. 6b, 50m

L9) difficili passaggi per andare al primo fixe e superarlo…verso dx, poi più facile ed entrare in un fessurone, fixe all’uscita. 3 fixe. 6c/6c+ poi 6a, 30m

L10) bellissimo muretto giallo, primo fixe alto, dopo il 2° è possibile mettere un friend medio, sosta in cima al pilastro. 2 fixe. 5c/6a, 25m

Le sorprese dell’Orco

In questo caso l’Orco non è verde e non mangia nemmeno i viandanti.

Tutt’al più vi potrà chiedere una tassa in pelle delle mani per il vostro passaggio nei suoi territori.

No, non sto parlando di un orco che per sbarcare il lunario si dedica alla manicure dei turisti ma del nostro orco per eccellenza ( no, non è Sherk): l’orco della Valle dell’Orco!

Come gli umani, anche gli orchi possono attraversare dei periodo di crisi di coppia.

Le liti si sprecano, i piatti volano e il povero Orco esce di casa spesso cercando una maniera per scaricare la tensione accumulata tra le mura domestiche.

Ha provato a sradicare alberi ma si è preso una multa dalla forestale, ha provato a scagliare massi da un lato all’altro della valle ma i carabinieri lo hanno arrestato pensando che fosse un black block in allenamento, ha passato la sera nella taverna del paese a bere ma ha lasciato l’auto in doppia fila e il carro attrezzi l’ha portata via.

Mentre rincasava barcollando al buio attraverso il bosco, senza vederci una cippa perché la pila frontale è rimasta nell’auto, malediceva l’oste della taverna per il suo buon vino.

Tra un’imprecazione e l’altra si reggeva a mala pena in piedi appoggiandosi ai tronchi dei larici.

Sarà stata la stanchezza, forse l’alcool, forse la scarsa cultura di botanica alpina ma decise di appoggiarsi ad un sambuco che, come voi sicuramente saprete, ha qualche difficoltà a sorreggere un Orco di diversi quintali.

PATATRACK!!!!!!

L’Orco si ritrovò a ruzzolare giù per la montagna inviando simpatici appellativi alla moglie, al cielo, alla forestale, ai carabinieri e, soprattutto, a quel dannato esame di botanica alpina passato con un indecente 18!

La caduta  terminò alla base di un salto di grigio gneiss.

Contuso e disorientato l’Orco raccolse le forze rimaste e con un urlo di disperazione tirò un gancio destro alla parete.

La roccia tremò ed una fessura spaccò in due la parete correndo in obliquo.

L’Orco,con suo stupore, provò un senso di calma interiore. Aveva trovato il modo per sfogarsi ed era appena nata la FESSURA DELLA DISPERAZIONE!

Da quel giorno in avanti,quotidianamente, l’Orco si reca alla base di una parete per prenderla a cazzotti.

Lui si sfoga e noi abbiamo sempre nuove fessure da salire!!!

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Durante la primavera e l’estate 2011 con diversi amici ho seguito le tracce dell’Orco cercando le sue fessure.

Non è stato difficile ed i risultati sono stati più che soddisfacenti

In ordine cronologico sono state salite le seguenti  NUOVE linee:

PERCUSSIONI LITICHE: una superba fessura strapiombante ad incastro di dita e mano valutata 7b+/c. Questo monotiro si può annoverare tra le più belle fessure della valle salibili in stile trad  e regala una sequenza di movimenti veramente “ ecceziunali”!

Come arrivarci? 

GERA UNA VOLTA: tra la boscaglia sopra la Fraz. Gera con Fabrizio Berruto ho scovato un tiro molto carino valutato 6b. Si tratta di una fessura ad arco con incastri di mano e dita completamente da proteggere.

Come arrivarci?

LA PULCE D’ACQUA: corta via di fessura composta da 4 lunghezze di corda a piombo sul torrente orco aperta con Emanale Foglia. Le difficoltà date in apertura sono: 6c, 6b,4c,6 a+.

Sulla via sono presenti due spit ed è necessaria una serie di friends doppia fino al numero 2 BD.

Come arrivarci?

MANSUETO: monotiro scoperto aprendo “la pulce d’acqua”. Fessura leggermente appoggiata ad incastro di mano ideale per prendere confidenza con questo genere di arrampicata. 5b

Come arrivarci?

BASTASU U PADRONE: diedro perfetto posto appena a destra di Mansueto con cui ha in comune la sosta.5c

Come arrivarci?

La caccia alle fessure non è terminata,

l’autunno promette bene!!!

Umberto Bado – Guida Alpina

Montenegro… sapore vero!

Dopo più di un anno di attesa e preparativi finalmente siamo partiti.

Facendo scalo a Vienna, il 19 settembre atterriamo a Podgorica, capitale del Montenegro, dove Djuro ci attende con il materiale e con la Lada, il nostro fuoristrada per quest’avvenutura.

Per l’ora di cena raggiungiamo Zabljak, piccola cittadina nel nord del paese.

Ad accoglierci presso l’Mb hotel tre cose:

A: una pioggia torrenziale

B: una bottiglia di niksicko, la buona birra locale

C: un immenso piatto misto di carne

Tolto il punto A le restanti cose ci rimettono quasi del tutto in sesto dopo il viaggio.

Già… il viaggio… ma cosa cavolo ci siamo venuti a fare in Montenegro??

Bella domanda, ma forse è più bella la risposta: a SCALARE!!!! ovvio!

La cosa particolare di questo soggiorno arrampicatorio è che la falesia non esiste, dobbiamo crearla noi.

Con Marco Appino, Aspirante Guida Alpina, abbiamo tempo dieci giorni per chiodare e liberare venti linee sulla stupenda parete calcarea del Pirlitor, posta sulla sinistra idrografica del fiume Tara.

Il giorno successivo nonostante il tempo brutto iniziamo i lavori.

Le prime ad essere create sono sei linee facili, chiodate apposta per i bambini ed i neofiti. Le difficoltà si aggirano sul terzo e quarto grado e percorrono la piccola parete di un caratteristico panettone calcareo.

Con circa 2 giornate di lavoro terminiamo questo settore della falesia e possiamo,finalemente, dedicarci al vero grande progetto: una parete alta circa 40 metri e larga… tanto… ma tanto tanto!

Calcare grigio a tacche e gocce, muri verticali, pance, strapiombi e pure qualche fessura.Una miniera d’oro per i climber!

Il lavoro inizia con un bel “gioco” chiamato disgaggio!

A colpi di palanchino facciamo precipitare tutti i massi e le lame pericolanti che troviamo in parete. Con botti degni di capodanno si schiantano al suolo esplodeno in mille pezzi. Dopo ogni botto un sorriso persiste sui nostri volti, almeno fino a che non troviamo un altro masso a cui dedicarci!

Una volta pulita la parete è incominciata la fase d’individuazione delle possibili linee d’arrampicata.

Posizionando delle soste temporanee  proviamo a salire assicurati dall’alto i tiri scelti segnando con la magnesite i punti in cui collocare gli ancoraggi. Se al termine della lunghezza il tiro pare degno di nota ripassimo i punti di magnesite con il pennarello.

Dopo aver segnato tre o quattro tiri passiamo al fase di perforatura e piazzamento degli ancoraggi con la resina.

Per circa otto giorni la nostra tabella di marcia è stata quella appena descritta, con questi orari:

colazione alle 7 e 30, in falesia per le 8 e 30 e rientro in albergo per le 20 circa.

Nonostante il limite imposto dalle batterie del trapano, gli incontri con serpenti e scorpioni, siamo riusciti a terminare la chiodatura in tempo per concederci 48 ore abbondanti per provare a liberare i tiri.

Su 20 tiri creati, nove sono stati quelli su cui ci siamo dovuti concentrare per la libera. I restanti undici si sono rivelati tutti tra il terzo ed il 6a+.

Avendo poco tempo, si è deciso di dividerci i tiri da liberare e per avere un metro di misura e confronto siamo partiti da due tiri liberati da entrambi.

Sappiamo bene che il grado dovrebbe essere dato sul tiro a vista ma per dare un’ idea di massima sulla difficoltà abbiamo voluto gradare comunque i tiri, anche se sono stati liberati al secondo o terzo giro.

Di seguito un breve resoconto dei tiri liberati:

The murderer: 6c+ liberato da Umberto

Nutellacrazia: 6c Umberto

Selezione all’uscita: 6c Marco

New daddy: 7b Umberto

More pivo more party: 7a+ umberto

Concordia: 7a Marco

Falsa partenza: 6c Marco

Team Buma: 7b+ Umberto

Trip in the night: 6b

e poi…

brodo: 6a

red berries: 5b

Black scorpion: 5c

Snake free: 6a+

Il cetriolo: 5a

Essendo il Montenegro grande come una delle nostre regioni, l’ultima sera ci siamo fatti 2 ore di auto per fare un po’ i turisti. Siamo stati sulla costa Adriatica nella splendida Kotor, una cittadina stretta tra il mare ed i monti.

Concludendo: il Montenegro ha un potenziale roccioso impressionante, il cibo è buono, la gente è ospitale e la birra costa poco!

Umberto Bado

 

 

 

Sergent – Cracks

Il Diedro del Mistero

Bella giornata al Sergent,
dove abbiamo salito 3 vie storiche, dei veri “must” della valle per quanto riguarda l’arrampicata in fessura su livelli medio facili.
Se uno vuole impratichirsi con l’uso delle protezioni veloci e con gli incastri in fessura, prima o poi dovrà passare da lì e misurarsi con quei movimenti.
Queste vie, benché corte e di grado non elevato, hanno una loro piccola anima, hanno visto passare generazioni di rocciatori, tutti inizialmente spaventati, per non dire terrorizzati, all’idea di avventurarsi su quelle roccie prive di chiodi o spit, consci che una volta alzati i piedi da terra, tutto dipende solo da loro, senza poter contare su nessun aiuto esterno.
Ma una volta dominata la paura, capito come usare nut, friends, mani e piedi, le fessure non sono poi tanto terribili e regalano esperienze e soddisfazioni particolari, non paragonabili ad un tiro attrezzato!

Queste le vie:

Nicchia delle Torture (con partenza su Paperinik) 6B+, 6B
La placca in partenza è subito impegnativa e tecnica, poi si arriva al tiro della nicchia che si risolve con numerosi passaggi in fessura, belli e impegnativi.

Diedro del Mistero (con partenza su Manovre Orchestrali) 6B, 5+, 6B
Anche qui si parte in placca, un 6B Valle Orco molto più simile ad un 6C, soprattutto nel passo chiave… che naturalmente non si dice dov’è!! Poi un bel 5+ in parte da proteggere e da non sottovalutare. Infine il Diedro. 15 metri di roccia Valle Orco meritatamente famosi, interamente da proteggere.

Incastromania 6A
Una fessura curvilinea interamente da proteggere; la prima volta che la si sale in libera e senza patemi dà una grande soddisfazione, sproporzionata rispetto a tutti i 6A che un principiante può fare in falesia.
E’ impegnativa e soprattutto psicologica, bellissima!

Alcuni consigli per chi inizia ad affacciarsi alla cosidetta arrampicata “TRAD”, visto che questo è il sito di una scuola di alpinismo…

Affrontare queste vie con grande umiltà, non ricercare a tutti i costi la libera al primo tentativo, tanto di solito non viene ed è meglio evitare lunghi voli su protezioni veloci. Le vie cambiano completamente prospettiva una volta che si conosce dove e quali protezioni usare lungo il tiro, dove sono i riposi, dove le prese e gli incastri migliori. Rispetto alle relazioni portare sempre qualche protezione in più, raddoppiare i friend medi non fa mai male, soprattutto quando non si conosce il resto del tiro e quali saranno le misure da usare.

Buon divertimento!

Ah, che si sappia, ogni volta che si va al Sergent bisogna finire la giornata stritolandosi le mani alla celebre fessura Kosterliz, ieri abbiamo incontrato il mondo, c’era più gente lì che in tutto il resto del Sergent.

Roc Muntun in Val Sangonetto

Il Roc Muntun (o rocca del montone) e’ una bella parete di gneiss alta 100m immersa in un gradevolissimo ambiente alpino alle porte del parco Orsiera-Rocciavrè. Il vallone e’ quello del Sangonetto, che sale al Colle del vento, classica gita escursionistica e scialpinistica. L’accesso che abbiamo scelto e’ pero’ quello dalla val di Susa scavalcando la dorsale al passo dell’Orso.

sorprendente roccia compatta e rugosa, per niente sporca. complimenti ai primi salitori! Io aggiungerei qualche spit qua e la ma si perderebbe un po di “ingaggio”. vie di 4 tiri, con difficolta concentrate nella prima parte più verticale. 9 vie di recente chiodatura dal 5c al 6b+.

non e’ una falesia frequentata, anche per l’avvicinamento. qui gli arrampicatori sono ben pochi! alla vista delle corde, gli escursionisti ci chiedevano dove mai avessimo intenzione di andare a scalare!

Con Carla e gli entusiasti Felice S. e Armando M. e la immancabile Dianetta-bau.

In auto: villarfocchiardo, certosa monte benedetto, alpe fumavecchia 1440m, casotto fumavecchia 1660m (diversi km di strada stretta e sterrato, astenersi macchinoni o carrozzerie “delicate”).
a piedi: salire per comodo sentiero al passo dell’orso 1850, girare a ds (ovest) sentiero mezzacosta fino alla freschissima fontana nuna 1920m, bivio vs sinisra scendere leggermente sentiero mezzacosta fin alla base della parete che si mostra bene solo alla fine. La “Via per Silvano” e’ la piu a destra e attacca una lama-fessura salendo in obliquo verso sinistra. L1 5c chiodato extra-lungo, L2 5b, L3 5b, L4 4a. Discesa in doppia max 40m.

Roc Muntun via per Silvano
quota base arrampicata (m): 1900, sviluppo arrampicata (m): 130, dislivello avvicinamento (m): 300 difficoltà: 5c obbl esposizione : Sud-Ovest
località partenza: Villarfocchiardo (Nord, 1h20 cammino senza neve) o Indiritto di Coazze fraz. Tonda (Est, 2h a piedi)